Parte quarta.

sedicesimo secolo: il passaggio all'et moderna.


Tredici.

L'Umanesimo.


57. L'Umanesimo si oppone alla concezione trascendentale
dell'uomo.

   Da: J. Macek, Il Rinascimento italiano, Editori Riuniti, Roma,
1974

 Con una vivace scrittura, lo storico boemo Josef Macek tratteggia
qui uno dei motivi caratterizzanti l'ideologia umanistica: la
valorizzazione dell'uomo e del suo agire, in contrapposizione alla
svalutazione dell'essere umano, presente nel pensiero cristiano e
nella filosofia tradizionale insegnata nelle universit medievali,
la cosiddetta scolastica, ancora dominata dalla teologia.


   Gi il termine stesso di Umanesimo ricalca la forma latina del
termine uomo e suggerisce che l'uomo, l'umanit, il genere umano
erano diventati l'oggetto principale dell'interesse degli
umanisti. La Scolastica medioevale aveva dedicato tutte le sue
energie all'esaltazione di Dio e aveva visto il fulcro della
stessa vita terrena nella sfera ultraterrena, celeste. Papa
Innocenzo terzo formul queste idee nel suo trattato sulla miseria
della vita umana. L'uomo  debole, impotente; sulla terra egli 
abbandonato al dolore, al peccato e soltanto nella sua esistenza
extraterrena assume splendore divino, solo allora la sua anima
risplende di forza celeste e di saggezza divina. Anche altri
scolastici riempirono le loro opere di idee simili; di esse
parlarono predicatori e dotti ecclesiastici. Nella raccolta di
Assempri [Esempi: serie di racconti atti a confermare una tesi]
di un eremita senese della fine del quattrodicesimo secolo, si
legge che i predicatori devono esaltare l'unica e sola cosa buona
che vi sia al mondo: l'amore verso Dio, un amore completo con
tutto il cuore e tutta l'anima. La Chiesa medioevale distoglieva
l'uomo dalla terra, dall'esistenza terrena, lo volgeva alla vita
celeste, all'esistenza extraterrena, a Dio.
   A questa concezione trascendentale della vita umana, si
opposero molto energicamente gli umanisti rinascimentali. Non a
caso Giannozzo Manetti [1396-1459] scelse, come obiettivo della
sua polemica, il citato trattato di Innocenzo e smantell da cima
a fondo le sue tesi. L'umanista fiorentino deline il sorprendente
slancio delle forze creatrici dell'uomo nella produzione, nel
commercio, nella cultura, nell'arte e argoment che nell'epoca
moderna (e cio nel corso dello sviluppo del Rinascimento) l'uomo
aveva superato la sua eterna povert e impotenza. Lo slancio
entusiastico dello spirito dell'uomo e lo sviluppo degli studi
umanistici posero fine all'epoca della rassegnazione e della
umilt umana.
   Tenendo presenti le precedenti considerazioni circa lo sviluppo
e la ricchezza delle citt-stato, gli interminabili viaggi del
commercio italiano, la maturit della produzione industriale ed
agricola, comprenderemo perch si sia potuta verificare una tale
svolta nella concezione dell'uomo e dell'umanit. Navi solide
erano capaci di affrontare i forti venti e le ruggenti onde del
mare. Neppure i declivi montani sempre coperti di neve riuscivano
ad arrestare lo slancio delle carovane mercantili. Dalla grezza e
poco appariscente lana di pecora, le mani dei tessitori facevano
apparire, come per incanto, stoffe i cui splendidi colori
lasciavano stupefatti. Gli artisti sapevano raffigurare la natura
e l'uomo con tale perfezione da farli apparire come la realt pi
vera. Le torri delle citt sfioravano le nubi, la terra dava i
suoi prodotti anche due volte l'anno e sembrava pi un giardino
che un campo. Chi aveva operato tutti questi miracoli? Chi aveva
cos meravigliosamente aumentato le ricchezza della terra? L'uomo,
gli esseri umani. Tutto lo sviluppo economico e sociale
concentrava l'attenzione degli uomini colti sul personaggio
centrale della vita: l'uomo.
   L'uomo! Come studiarlo, conoscerlo e descriverlo, ma al tempo
stesso anche educarlo, istruirlo e portarlo alla virt e alla
felicit: questo , secondo il pensiero del Petrarca, il nucleo di
tutta la saggezza, di tutta la filosofia. Se un saggio si
dimenticher dell'uomo, camminer poi solo lungo gli sterili e
fangosi sentieri degli scolastici, la cui opera  assolutamente
inutile. La base stessa degli studi umanistici  l'uomo: in
questo modo il Petrarca ha delineato per s e per le future
generazioni degli uomini di cultura il compito urgente della
scienza e dell'arte. Non appena per il centro degli interessi si
 spostato dal cielo alla terra, da Dio all'uomo, questo ha
significato per gli intellettuali allontanarsi dalla sterile
speculazione, rivolgersi all'osservazione minuziosa della realt,
abbandonare la torpida logica scolastica che conosce solo il s e
il no, e trasformare la sostanza stessa della filosofia. Al posto
del sistema teologico medioevale appare l'uomo in tutta la sua
complessit e in tutto il suo mistero, ma anche in tutta la sua
forza e in tutta la sua bellezza. Nella corrispondenza fra il
Petrarca e il Boccaccio troviamo un elogio degli studi umanistici
cos concepiti (studia humana) e rivolti ai problemi dell'uomo.
Questi studi sull'uomo e sull'umanit sono, per una certa parte,
in diretto contrasto con la teologia e con gli studi religiosi
(studia divina).
   Ad aiutare gli umanisti furono dapprima gli autori latini
(Cicerone) che collegavano le riflessioni etiche sull'uomo alle
necessit pratiche della societ. Certo, Pico della Mirandola non
si accontentava pi degli esempi dell'antichit greca e romana, ma
stabiliva un rapporto fra lo slancio dell'uomo e della saggezza
umana e l'eredit della civilt ebraica, araba e medioevale. Tutti
i fiori della civilt devono servire all'uomo, ovunque essi siano
sbocciati. E l'uomo li deve accrescere instancabilmente con il suo
lavoro e con i suoi sforzi. Nella presentazione di Pico parlano
gli scritti di saggi ormai scomparsi: Siamo vissuti celebri, o
Ermolao, e tali vivremo in futuro, non nelle scuole dei
grammatici, non l dove si insegna ai bambini, ma nelle accademie
dei filosofi e nelle adunanze dei sapienti, dove non si discute
sulla madre di Andromaca, sui figli di Niobe e su simili fatuit,
ma sui principi delle cose umane e divine. Chi rifletter a
fondo, continua Pico, si accorger che i barbari avevano Mercurio
non sulla lingua, ma nel cuore [i barbari avevano il desiderio di
conoscere; pertanto Mercurio, quale messaggero degli di, era
considerato da loro la divinit che poteva trasmettere il nuovo
sapere]. Pico criticava quegli umanisti che per il culto
dell'antichit si erano dimenticati della vita e
contemporaneamente restringevano la base ideale della civilt
umana solo a Roma e alla Grecia. Nel suo pensiero si manifest
l'intuizione di un'ininterrotta e profonda continuit della
cultura umana. Era una sorprendente visione della crescita della
civilt umana che era andata sviluppandosi nel corso di migliaia
di anni, una visione che abbagliava per la ricchezza delle
cognizioni accumulate nel corso dei secoli dal desiderio umano di
conoscere. Perci se l'uomo si era presentato come creatore di
ricchezza e di bellezza, se l'uomo era stato creato per una vita
in comunit, in societ, anche tali risorse ideologiche della sua
saggezza dovevano diffondersi in tutti i campi della cultura
umana, fossero esse opera dell'antichit, dei barbari o del
Medioevo.
   Sullo sfondo di queste riflessioni circa le risorse e le
possibilit della forza e della civilt umana, l'uomo si
trasformava, per gli umanisti, in un essere positivo, nel creatore
attivo di vita, di bellezza e di verit. Il Medioevo scolastico
considerava l'uomo solo come un passivo strumento divino e
limitava le possibilit del suo pensiero e della sua azione
autonoma. Gli umanisti misero, invece, l'accento sulla libera
volont dell'uomo, e pur non riuscendo ancora a strapparlo al
campo dell'influenza divina, legarono direttamente la libera
volont al dovere, alla conoscenza, all'azione libera, alla lotta
attiva per la vita. Parole d'ordine di questa nuova concezione
dell'attivit umana erano diventati gli appelli del Salutati:
restiamo alla testa della schiera, teniamoci per mano e battiamoci
per la giustizia, la verit e l'onore. L'uomo non doveva pi
attendersi la grazia dall'alto, ma aveva il dovere di lottare per
i propri ideali. Giannozzo Manetti ha poi sintetizzato quello che
doveva essere il contenuto dell'esistenza umana: Agire e
conoscere!. Allo stesso modo anche Leon Battista Alberti, sulle
orme di Cicerone e di Aristotele, indic agli uomini come
avrebbero dovuto vivere: come il cavallo  nato per la corsa, il
bue per il tiro, il cane per vigilare, cos l'uomo, come dice
Aristotele,  nato per conoscere e per agire; e in questo egli 
quasi un Dio mortale.
  .
